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Buccinasco 19 agosto 2011 – Durante un giro di perlustrazione per le campagne del Parco Agricolo Sud Milano di Buccinasco (MI), giungo presso un campo di mais, come se ne vedono tanti proprio in questo periodo. La zona in questione è sita presso la cascina Terradeo e proseguendo lungo la stradina sterrata mi trovo davanti questa situazione (le immagini valgono sempre più di molte parole):

Analizzando quanto rilevato è possibile evincere che:

– la scelta di seminare e coltivare il mais (o altra coltura) così a ridosso di corsi d’acqua è assai pessima e difatti l’azione erosiva dell’acqua sia della roggia che delle precipitazioni atmosferiche, unita alla sua capacità di infiltrazione e al fatto che i nostri terreni sono alluvionali, porta spesso al cedimento naturale e spontaneo di tratti di terreno, soprattutto quando i mezzi pesanti sollecitano la scarsa compatezza e resistenza dello stesso mettendo anche a rischio la vita delle persone. In questo caso la fauna NON è per nulla responsabile di questo, come anche dimostrano dati sceintifici e statistici.

– lungo tutto un tratto di stradina sterrata sono presenti piante di mais sradicate e piegate al solo fine di permettere il passaggio delle persone che – guarda caso – hanno l’orto proprio poco avanti. Difatti dopo gli orti, le piante di mais non sono state rotte o sradicate. Si tratta di un atto vandalico umano. Osservando le piantine infatti si nota che i fusti non sono tagliati da denti di animali e le pannocchie sono tutte attaccate alla pianta! La fauna che si nutre di mais taglia il tronco (non sradica la pianta) e mangia i semi lasciano particolari segni del suo passaggio. Non solo, gli animali tendono a mangiare le piantine in una zona circoscritta, non creano percorsi atti al passaggio di persone e persone con biciclette o motorini. Osservando poi il colore delle foglie è possibile risalire anche al fatto che tale vandalismo sia stato compiuto per tutte le piante nel medesimo momento. Insomma tutti indizi che dimostrano come il colpevole, anche in questo caso, sia sempre e solo l’uomo il quale ha si creato una perdita econimica al raccolto.

– infine, leultime 2 foto qui sopra dimostrano come in realtà le nutrie (o altri animali) prediligano pascolare lontano dai campi per cibarsi di erba spontanea, vicino ai corsi d’acqua. I campi di mais e di riso del PASM sono intatti e le paventate perdite sono talmente irrisorie (salvo ovviamente casi particolari sempre e comunque provocati dall’uomo) che rientrano nella percentuale che ogni agricoltre mette in conto di perdere per cause naturali (intemperie, fauna, malattie, ecc.).

Sarebbe sufficiente seminare le colture lasciando pochi metri di spazio (terreno incolto) tra il campo coltivato e gli argini con corsi d’acqua perchè i questo modo si ottiene una maggior resistenza e sicurezza del terreno e gli animali si limiteranno a pascolare entro questa fascia senza andare ad intaccare le colture nel campo o comunque limitando di gran lunga le eventuali perdite.