DONA PER LA NATURA

Recita una leggenda: Era la fine del mese di gennaio e faceva un gran freddo, freddo come non si era mai sentito prima d’allora; tutto era coperto di neve, i prati, gli alberi ,le case.

I merli allora erano tutti bianchi, e quasi non si vedevano in mezzo a tutta quella neve.

E la merla continuava a guardare in giro, di qua e di la’, perchè non sapeva dove andare a posarsi per il freddo che faceva.

Finalmente vide un camino che fumava e disse al merlo suo compagno: “Guarda quel camino come fuma; entriamo a scaldarci” ; e lui disse: “Va bene, entriamoci”.

Insomma, i merli entrarono nel camino e ci rimasero tre giorni e tre notti.

Passati i tre giorni la merla guardò fuori, vide che era spuntato nuovamente il sole e disse : “Usciamo”.

Ma appena usciti si guardarono e la merla disse al merlo: “Ma guarda come sei diventato nero !”; “Eh, ma anche tu” – rispose il merlo.

E da quel giorno i merli sono rimasti tutti neri, con il becco giallo e le zampine gialle, e gli ultimi tre giorni di gennaio, in ricordo di questo avvenimento sono detti “i giorni della merla”.

Molti di noi, soprattutto chi vive in città, sono abituati a considerare la stagione autunnale e quella invernale come il “tramonto dei colori”, una stagione grigia, prevalentemente contornata da nebbie, freddo e scarsità di luce. Questo è vero in parte perchè per chi ha la fortuna di vivere in Comuni come il nostro (Buccinasco), l’autunno assume significati più profondi.

Durante l’autunno, fauna e flora si preparano per affrontare la stagione invernale in vari modi.

Nel silenzio della campagna del Parco Agricolo Sud Milano si compie l’infaticabile lavoro della natura: rettili e anfibi cercano gli ultimi raggi di sole, i piccoli mammiferi come i roditori fanno scorta di cibo per l’approssimarsi del letargo e gli alberi colorano il paesaggio con tonalità diverse che vanno dal verde al giallo, dal rosso all’arancione al marrone: è la clorofilla che cede il passo ai carotenoidi.

L’aria diventa più fredda e il cibo scarseggia per cui molti animali, ma anche molte piante, si apprestano ad entrare in letargo. Vediamo come. Le rane sprofondano nel fango delle zone umide e  rimangono lì fino a primavera. Le lumache e le chiocciole si nascondono in luoghi riparati per addormentarsi.

Le lucertole si celano in qualche anfratto tra le pietre o il terreno. Essendo animali “a sangue freddo”, se rimanessero all’ aperto durante l’ inverno, si congelerebbero e inoltre non troverebbero gli insetti di cui si nutrono.

Il riccio con l’approssimarsi del freddo e per sopperire alla carenza di cibo si appallottola nella sua tana e cade in letargo fino a primavera.

Nutrie, tassi, criceti, conigli, arvicole e altri mammiferi aumentano la loro attività alimentare per prepararsi all’arrivo della stagione fredda e successivamente vanno incontro a diversi tipi di letargo come l’ibernazione o il torpore; alcuni uccelli migrano in zone più calde mentre altri giungono qui da noi proprio in questo periodo come ad esempio alcuni gabbiani e i cormorani, si tratta dello svernamento.

Molti insetti non possono sopravvivere al freddo dell’ inverno. Perciò in autunno depositano le uova in luoghi protetti e poi muoiono. In primavera dalle uova nasceranno le larve che poi si trasformeranno in insetti adulti.

Altri insetti invece cercano riparo sotto terra oppure entrano in un particolare stato di letargo chiamato diapausa.

Le piante caducifoglie si preparano per la quiescenza e, dopo aver perso il loro apparato fotosintetico, è possibile notare le gemme quiescenti che attendono con impazienza l’arrivo della prossima stagione primaverile per consentire alla pianta di svegliarsi e di nutrirsi fin dai primi raggi di sole. Il manto colorato di foglie secche che ricopre la terra, oltre a colorare il paesaggio, rappresenta una risorsa molto importante per la pianta. Da esso infatti gli alberi traggono il nutrimento necessario al loro risveglio e risulta utile perchè possiede anche una funzione di coibente termico, mantenendo cioè la temperatura costante ed evitando gelate alle radici delle piante.

Nonostante vi siano molti animali che riposano oppure migrano, sia nei parchi urbani che in campagna è possibile notare la presenza di fauna, soprattutto di uccelli, che vivono sul nostro territorio per tutte le stagioni. Questi si definiscono stanziali e possono sopravvivere tranquillamente anche alle avverse condizioni climatiche perché riescono a trovare cibo a sufficienza per superare la stagione fredda. Tra questi animali si annoverano i germani reali, corvidi, aironi e altri anatidi.

Alberi con rami senza foglie e animali in letargo segnano, per un occhio non allenato, l’inizio del riposo della natura, ma se si guarda bene e se ci si ferma ad ascoltare i suoi meravigliosi suoni allora è possibile notare che l’autunno e l’inverno non segnano la fine di un ciclo ma il continuo e incessante lavorio che la vita da tempi immemori perpetua anche di nascosto dagli occhi di noi umani.

In questi giorni, quando il tempo lo permette, se si fa un giro nei parchi è possibile sentire il dolce canto degli uccelli o il fruscio delle ultime foglie secche che ad ogni alito di vento si toccano l’un l’altra.

E’ il naturale ciclo degli elementi, l’eterno perpetuarsi della vita, all’apparenza così fragile ma in realtà così perfetta ed è grazie ad essa che noi possiamo dire tra poco: “è primavera!”.