DONA PER LA NATURA

Il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarckii), conosciuto anche come gambero killer, è una specie originaria del sud degli Stati Uniti e, nel 1973, è stata introdotta anche in Asia ed Europa meridionale e centrale, rappresentando la specie alloctona più diffusa in Italia. Nel Po’, la specie è apparsa nel 1989 in seguito alla fuga da un vicino stabilimento di acquacoltura sperimentale, a causa di misure di sicurezza non idonee. Attualmente è diffuso soprattutto nelle regioni centro-settentrionali dell’Italia peninsulare.

E’ un gambero d’acqua dolce molto adattabile alla vita di fiumi e laghi nonostante prediliga acque calde e fondi melmosi dove, scavando buche profonde, può sopravvivere in periodi sfavorevoli, particolarmente siccitosi o durante inverni rigidi. Si può trovare anche in acque povere di ossigeno, in cui può sopravvivere respirando con le branchie fuori dall’acqua; questa capacità di restare fuori dall’acqua, anche per ore, gli dà la possibilità di colonizzare diversi ambienti.

Si possono osservare tane di gambero ai bordi di fossati per l’irrigazione, dove rendono cedevole il terreno, ma anche a diversi metri di distanza in prossimità delle colture.

La tana è costruita scavando profonde gallerie sotterranee, fino a 2 m (eccezionalmente 5m), comunicanti tra loro dotate di un diametro di apertura da 4-5 cm fino ad una decina di centimetri. La tana costituisce un valido rifugio durante la muta, la riproduzione e per difendersi dai possibili predatori. Alcuni segnali della sua presenza sono dati dalla diminuzione della vegetazione (macrofite acquatiche), dei macroinvertebrati e dall’intorbidamento delle acque, causato sia dal continuo lavoro di scavo per le tane, sia dalla maggiore densità del fitoplancton, dovuta all’eutrofizzazione provocata dai gamberi.

Questi gamberi si nutrono fondamentalmente di vegetali e detriti organici ma sono considerati una specie onnivora perché sanno sfruttare molte risorse organiche. Sono ghiotti di girini e di piccoli anfibi, ivi compresi i sempre più minacciati tritoni, di piccoli pesci e di avannotti.

Godendo di un’eccezionale adattabilità, sia dal punto di vista nutrizionale che dell’habitat, questo gambero è considerato “dannoso” per gli ecosistemi con cui viene a contatto. Infatti il suo insediamento nei nostri ambienti ha inciso sulla possibilità di sopravvivenza dei gamberi autoctoni, meno resistenti e adattabili a situazioni avverse. Il gambero indigeno è considerato un importantissimo bioindicatore, in quanto la sua presenza in un determinato territorio ne garantisce la salubrità delle acque, mentre il gambero della Louisiana è in grado di sopportare basse concentrazioni di agenti inquinanti. A differenza delle specie europee, non è soggetto alla “peste del gambero”, una patologia micotica, ma ne è addirittura portatore sano.

I predatori del gambero rosso in Italia non sono molti ma fortunatamente alcuni uccelli hanno imparato ad apprezzare questo animale come alimento. Tra i principali nemici si annoverano Ardeidae (aironi), tarabusi, cormorani e lucci. Non sono invece segnalati specifici nemici naturali a livello di parassiti o batteri. Le anguille sono predatrici efficienti di forme giovanili del gambero della Louisiana.

Un’altra caratteristica di questo crostaceo, che contribuisce a spiegarne la vasta diffusione, è l’elevata fecondità: le femmine depongono 300-500 uova che trattengono a livello addominale fino allo stadio di larva, grazie a delle appendici che nel maschio sono ridotte.

P. clarkii può arrivare a 4 anni, ma in natura raramente supera i 12-18 mesi. Lo sviluppo dei piccoli dipende molto dalla temperatura; esso avviene in 2-3 settimane a 22°C mentre è praticamente fermo al di sotto dei 10°C.

Nel territorio di Buccinasco, soprattutto nelle campagne del Parco Agricolo Sud Milano, è possibile constatare l’elevata presenza di questo gambero a causa della sua vasta attività di scavo.

Si parla tanto delle nutrie quando in realtà ci sono animali come il gambero rosso della Louisiana che arrecano danni ancora più gravi agli argini. L’incremento della presenza, nei nostri territori, di specie alloctone è un fatto dovuto prevalentemente alle attività umane. L’informazione è uno dei metodi principali per prevenire il ripetersi di queste situazioni.

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