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Le risorgenze

Il terreno della nostra pianura è di origine alluvionale, ciò significa che è composto in prevalenza da materiale trascinato verso valle dalle impetuose acque dei fiumi primordiali. Per tale motivo la parte alta della nostra pianura (al di sotto dei grandi laghi) è composta soprattutto da ghiaie, poiché più pesanti e meno soggette al trascinamento operato dalla corrente; mentre la parte basse della valle (sino a giungere al Po) è composta da materiali fini quali sabbie e argille.
Ciò che differenzia i diversi tipi di terreno è il grado di permeabilità (capacità di assorbire l’acqua): ghiaia e sabbia sono permeabili, perciò l’acqua piovana che cade su questi suoli viene assorbita e trascinata verso valle facilmente; nel momento in cui però questo “fiume sotterraneo” giunge a contatto con gli strati di argilla, estremamente fini e impermeabili, non può avanzare ulteriormente e deviando il suo cammino verso la superficie del terreno, dà così vita al fenomeno delle risorgenze.

I fontanili

Queste risorgenze vennero sfruttate dai contadini. Scavando delle buche larghe e poco profonde, essi facevano convogliare (drenavano) l’acqua zampillante in un unico punto (la testa del fontanile). L’acqua così raccolta veniva poi indirizzata nei campi attraverso la costruzione di un canale principale (asta) che diramandosi, consentiva alle acque di raggiungere diversi punti. Le operazioni di drenaggio inoltre permettevano di rendere fertili e quindi coltivabili vaste zone di terreno altrimenti paludose ed inospitali; l’invenzione dei fontanili ha visto nascere anche un nuovo tipo di coltura: il prato a marcita.
Esso consisteva sostanzialmente in un prato che durante il periodo invernale veniva inondato dalle tiepide acque sorgive. Ciò impediva al terreno di gelare, garantendo al bestiame erba fresca tutto l’anno. Questo tipo di coltura ha permesso alle piccole comunità agricole lombarde di sostenersi per secoli; la sostituzione dell’erba dei prati con i mangimi come principale alimento per il bestiame, oltre alla sempre più crescente espansione delle pratiche agricole monoculturali (un solo tipo di coltura: mais, riso, etc…), ha visto nel volgere di pochi decenni la quasi totale scomparsa delle marcite e con esse l’abbandono dei fontanili.

La vegetazione

Per rendere più stabili le rive della testa e dell’asta si piantavano alberi ad alto fusto le cui radici, espandendosi, avrebbero scongiurato rovinose frane. Le essenze più utilizzate erano quelle più comunemente rinvenibili nelle zone circostanti e che ben si adattassero alle condizioni umide dell’ambiente appena creato. Tra le più note e comuni spiccano l’olmo, l’ontano, la quercia, il pioppo ed il salice. Agli alberi al alto fusto, col tempo, si sono affiancati anche molti arbusti, i più comuni dei quali sono certamente il nocciolo, il rovo ed il sambuco.

La vita nell’acqua

Molto spesso, dopo aver servito i campi, le acque di un fontanile finivano per unirsi a quelle di rogge più grandi e da qui molti animali risalivano le correnti per esplorare e quindi occupare (colonizzare) questi nuovi ambienti. Ma la colonizzazione avveniva anche dal cielo, ad opera soprattutto di insetti e piante.

Le piante

Le piante acquatiche, non potendo risalire le correnti, sfruttano due sistemi per spostarsi: il vento e gli animali. Molti semi son leggerissimi e un semplice alito di vento può trasportarli lontano sino a quando, posandosi a terra o nell’acqua, germogliano. Mentre altre volte frammenti di piante, semi o germogli rimangono adesi alle zampe di diversi uccelli acquatici i quali, visitando diversi ambienti, consentono alle piante di colonizzate nuovi siti. All’interno dell’ecosistema fontanile è possibile distinguere due tipologie di piante acquatiche: piante totalmente sommerse o galleggianti e piante di riva che, pur non essendo prettamente acquatiche, necessitano comunque di terreni molto umidi per prosperare. Tra le prime le più comuni sono la lenticchia d’acqua, il ranuncolo d’acqua e l’erba gamberaria; mentre nelle vicinanze della riva si stagliano spesso colorati Iris, oltre a fitte distese di Cannuccia di palude e Tifa.

I macroinvertebrati

Anche molti insetti colonizzano questi nuovi ambienti acquatici per via aerea. Infatti le forme alate, volteggiando sull’acqua, vi lasciano cadere le proprie uova, da cui ben presto schiuderanno giovani larve che avranno il compito di popolare l’area. Efemerotteri, Tricotteri e Libellule sono i più comuni insetti presenti nei fontanili, ai quali se ne affiancano altri, tra cui il Ditisco (Coleottero) ed il Ragno d’acqua (Gerride). Altri invertebrati come i crostacei colonizzano questi ambienti camminando sui fondali.

La Fauna Ittica

I pesci sono sicuramente gli abitanti dei fontanili più facilmente visibili; la loro abilità nel nuoto consente di colonizzare tali ambienti con estrema facilità. Sono diverse le specie che abitano i fondali come il Ghiozzo padano, il Cobite comune e la Tinca, mentre Triotto e Scardola amano girare in branco nelle zone di fitta vegetazione dove spesso sosta qualche Luccio in attesa di ignare prede.

 

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